A SPASSO NEL TEMPO 2: Brutto, sporco e completamente pazzo!

Guardando il wrestling di oggi, mi balza subito all’occhio un particolare: mancano i personaggi!

Non parlo solo di gimmick, ma proprio di vere caricature viventi, tanto strambe sul ring, quanto fuori.

Certo, abbiamo degli esempi moderni di sana follia, come Velveteen Dream, Elias, Dalton Castle, Matt Hardy, Bray Wyatt, ma spesso la loro vita privata, non corrisponde al comportamento sul ring.

Negli anni 60/70/80 invece il wrestling pullulava di veri pazzi, che non esitavano a portare sul quadrato ciò che erano nella vita reale e viceversa. Gente come Afa e Sika, Ric Flair, Bruiser Brody, Andre The Giant, Harley Race, Stan Hansen, Dusty Rhodes, Terry Funk e…Dick Murdoch.

Se penso a lui, mi vengono in mente sentimenti contrastanti, come stima e ribrezzo,ma forse la risata è il modo giusto per ricordarlo. Non lo conoscete? In queste poche righe vi presenterò questo brutto e sregolato biondastro.

Murdoch nasce il 15 Agosto 1946, ad Amarillo, Texas, figlio del Wrestler Franke Hill Murdoch, cresce tra i ring del polveroso stato americano, spesso con compagni di merende come Dory e Terry Funk, che accompagnavano i propri padri da una parte all’altra del territorio texano.

Il Texas e la vita spesso a contatto con i wrestler, forgiano il carattere di Dick, che nel 1965 debutta con lo pseudonimo di Ron Carson, per far coppia con Don Carson. Ben presto però inizia a lottare con il suo vero nome.

Nel 1968 avviene la svolta della sua carriera. Assieme a Dusty Rhodes forma i “Texas Outlaws”. Non servirebbe altro per descriverli, possiamo solo aggiungere che alti, grossi, cattivi e corpulenti, ci mettono davvero pochissimo a farsi notare e riconoscere.

Il 7 Novembre di quello stesso anno conquistano il loro primo titolo di coppia, ossia lo NWA North American Tag Team Title.

Il 1970 è l’anno della vera consacrazione.

Rhodes e Murdoch si laureano NWA World Tag Team Champions, entrando così di diritto nei radar del Wrestling mondiale. Temutissimi in tutto il territorio americano, con  il loro stile rude ma efficace, cominciano a salire alla ribalta anche per alcuni comportamenti extra ring non proprio ortodossi, che porteranno poi in seguito alla rottura del tag.

Potrei stare qui a parlare ore e ore degli innumerevoli feud dei due, ma non è l’obiettivo di questo articolo.

Perché non parlerò della sua carriera?

Lo fanno tutti!

Ogni articolo, secondo la mia opinione, deve essere diverso dall’altro.

Murdoch era tanto stronzo sul ring, quanto nella vita, anche se la sua bastardaggine, spesso faceva rima con stramberia.

Memorabili erano le sue ubriacature e serate nei bar, che spesso sfociavano in episodi ai confini della realtà. Rhodes racconta che una sera, l’ennesima passata a bere, salirono su un bilico guidato da altri ragazzi. In men che non si dica si trovarono a New Orleans, impelagati in un assurdo rally cittadino del KKK.

Avete letto bene, Klu Klux Klan.

Dusty non sapeva cosa dire, mentre Murdoch rideva come un matto.

Era la sua gimmick, la sua reputazione, la viveva fino in fondo, senza tradirla mai.

In realtà non era un razzista, ma nel business si era creato questa nomea e finché gli portava booking, per lui andava bene.

All’epoca guadagnava anche più di Dusty Rhodes, che stava per esplodere in singolo. Dick aveva un rispetto sacrosanto del business ed era considerato uno dei più duri e migliori worker degli Stati Uniti. Non era facile e neanche consigliabile far comunella con lui ed il suo compare, lo capì ben presto, a maggior ragione, dopo che in una delle tante serate, ubriachi fradici, acquistarono un mulo da uno zoticone di paese, salvo poi accorgersi di non avere lo spazio per tenerlo.

Beh, non ci crederete, ma l’asinello andò ad abitare con loro, al piano di sopra dell’appartamento. Non pagava l’affitto, ma era sicuramente l’inquilino più sano di mente tra i tre.

Con questi presupposti, in una mattina assolata, il futuro “American Dream” si svegliò e si trovò di fronte il deretano di Murdoch. Il problema era che Dick non lo lavava da giorni e le sue mutande erano disgustosamente marroni.

I due si alzarono dal letto e Rhodes,  con le lacrime agli occhi dal ridere, disse al suo compagno di coppia, che si sarebbero dovuti separare. Perché rideva? Oltre alla macchia marrone, già menzionata, sul davanti Murdoch ne aveva una, enorme, gialla!

Le carriere dei due presero strade diverse con  Rhodes divenne la  leggenda del wrestling mondiale, che tutti conosciamo.

Murdoch, comunque non rimase a guardare, portando a casa un rispettabilissimo palmares: diversi titoli in singolo, nella NWA, alcuni di coppia nella Mid South Wrestling, assieme a  Junkyard Dog ed in WWF, nel 1985, con Adrian Adonis, fino ad arrivare nei primi anni 90’ al titolo universale della WWC, federazione portoricana, gestita da Carlos Colon.

Esempio della durezza del nostro protagonista odierno

Vi ho narrato tutto ciò per farvi capire che un wrestler non lo fa solo il ring, ma anche tutto ciò che è extra al quadrato. La sua discutibile condotta di vita l’ha sicuramente portato ad una precoce scomparsa, precisamente all’età di 50 anni. Naturalmente la sua non poteva essere una dipartita normale, ma da buon texano, morì, di infarto, mentre partecipava ad un rodeo, nel 1996.

Se però cercate info su Dick Murdoch, nella rete, troverete una grossa macchia nella sua trentennale esperienza nel wrestling. Non sto parlando del KKK, poiché più volte non si è riusciti a dimostrare la sua reale adesione a tale, spregevole e terrificante, movimento, ma piuttosto della sua assenza nella WWE Hall of Fame.

Sinceramente, visto il beneficio del dubbio, ci sarebbero dei pro e dei contro relativi al suo inserimento nella stessa, ma credo che Murdoch, alla fine delle fiera, stia ancora pagando per tutti, dato che nell’arca della gloria della federazione dei McMahon, di cavalieri senza macchia, ve ne sono, sicuramente tanti, ma esistono casi equalmente se non più eclatanti del biondo e matto Dick, riconosciuto universalmente come una leggenda del pro wrestling.

Se vi ho divertito e incuriosito, fatemelo sapere nei commenti.

Un abbraccio e ci risentiamo ad Agosto,

Diego.