IMPACT WRESTLING: Il presidente parla della disputa contro la famiglia Hardy

Il presidente di Impact Wrestling, Ed Nordholm, si è aperto riguardo a come la disputa legale con Marr Hardy lo abbia abbia influito su di lui.

Apparentemente Nordholm era davvero agitato per la situazione, in modo particolare perché si trovava costantemente coinvolto in guerre su Twitter con la matriarca della famiglia Hardy, Reby.

Nordholm e gli Hardy hanno raggiunto un accordo a gennaio di quest’anno, con cui Matt Hardy possiede i diritti e la proprietà intellettuale della gimmick “Broken” ed è libero di utilizzarla in qualsiasi promozione di wrestling in cui combatte. Nordholm ha rivelato cosa rimpiange di questo insuccesso:

Attaccare una donna ispanica (Reby Hardy) che sta proteggendo il suo uomo… Essendo nuovo nel mondo del wrestling, uno che fa parte dell’ambiente aziendale in cui non si gioca a stare sui social network… ci siamo beccati una tempesta di m***a addosso.

Inoltre Nordholm ha anche parlato di come il cambiamento delle linee di condotta di Impact Wrestling serva a migliorare il wrestling nel suo complesso. Il presidente di Impact ha infatti fatto notare come questa vicenda sia stata il catalizzatore che ha fatto sì che Impact Wrestling permettesse, ora, ai suoi talenti di usare le gimmick da loro create nella compagnia anche in altre organizzazione.

Il catalizzatore è stato scoprire che i nostri talenti si esibivano in altri show di wrestling con nomi diversi, mi è sembrata assurda una cosa del genere nel mondo in cui viviamo oggi.

In aggiunta il Vice Presidente Esecutivo di Impact, Scott D’Amore, ha spiegato che l’idea in sé di una compagnia di wrestling che possiede i diritti delle proprietà intellettuali di un personaggio interpretato nelle storyline di una determinata federazione non ha senso, poiché secondo queste regole ai lottatori non è permesso utilizzare lo stesso nome o abbigliamento quando lottano in altre organizzazioni.

D’Amore ha continuato dicendo che Impact vuole un ambiente collaborativo, in cui i lottatori possono sentirsi liberi di poter creare qualcosa con la compagnia e che, se poi dovessero andare via, possano continuare a utilizzare la loro creazione anche in altre compagnia. In riferimento proprio a questo, D’Amore ha citato l’esempio di Mike Hutter, che ha lavorato ad Impact come EC3 e adesso viene riconosciuto in WWE con lo stesso nome.

FONTE: SPORTSKEEDA