Ecco alcune dichiarazioni di Justin Roberts

Justin Roberts, intervistato da Ring Rust Radio, ha fatto alcune dichiarazioni interessanti:

A proposito del suo nuovo libro, ha detto: “Pensai che sarebbe stata una bella storia già anni fa, quand’ero ancora con la compagnia. Ero stato un grande fan della WWE e del wrestlng in generale per tanti anni, poi ero arrivato a lavorare per la WWE, con molti dei ragazzi che ero cresciuto guardando e pensai che sarebbe stata una bella storia.
Cominciai a lavorare al libro quand’ero in WWE, e ne avevo già scritto una buona parte, una volta uscito potei rivisitarlo e parlare più liberamente di tutto quello che volevo”.

Roberts si è poi soffermato su qualche dettaglio del backstage: “Quando erano sul ring non erano più i miei amici, com’erano nel backstage, erano i loro personaggi e stavano eseguendo una performance. Mi allontanavo sempre, se si avvicinavano a me durante una rissa. Sembrava reale perché lo sentivo in questo modo.
Non li guardavo combattere vicino a me pensando “Oh, va tutto bene, sono i miei amici e stanno facendo il loro lavoro”. Pensavo “Oh no, si stanno picchiando, ed è meglio che mi scansi.” Altrimenti, rischiavo di finire in mezzo all’azione. Non sapevo quando si sarebbero avvicinati a me. Ogni tanto venivamo avvisati che avrebbero lanciato qualcosa o qualcuno contro la barriera, cosi io e il timekeeper potevamo spostarci in tempo”.

Sulle accuse di bullismo che hanno recentemente colpito la WWE:
“Molti me l’hanno chiesto, ma io non conosco Mauro. Proprio per nulla, non abbiamo mai parlato. Non conosco la sua situazione. Le cose di cui parlo nel libro sono avvenute nel 2003. Dopo l’incidente con Joey Styles, che lo ha affrontato e preso a pugni, è praticamente scomparso. Quand’è tornato, era una persona completamente differente. Certi cose non succedevano più, e il backstage era un ambiente completamente differente.
Quando tornò era un mondo differente, con altre persone e un’altra mentalità. Chi era in WWE nei primi anni 2000 sa cosa successe, non so cosa sia successo con Mauro. Non posso dire nulla su cosa e successo, ma non credo che JBL debba essere licenziato. Non è un problema di JBL, è una mentalità diffusa in tutta la compagnia. A loro piace tormentare le persone, ma non so nulla della situazione di Mauro, solo le accuse che tutti possiamo leggere.

Sulla sua carriera, invece ha così parlato: “Sono felice di tutto quello che ho fatto e ho fatto tutto quello che sognavo di fare e anche cose che non avrei mai immaginato di poter fare.Ho sempre cercato di esprimere le mie idee, e di portare il mio punto di vista su come migliorare il prodotto. Se c’era qualcosa nello script che non aveva senso, dal punto di vista di un fan, lo dicevo. Ho sempre provato, e sono stato zittito molte volte. Ho cercato di fare del mio meglio, ma non mi è stato permesso di fare molte delle cose che pensavo fossero migliori per gli annunciatori. Non ho alcun rimorso perché ci ho provato.Se venivo zittito, venivo zittito, ma almeno ci ho provato.”

Infine Roberts ha detto la sua su NXT.e Triple H

“Ci sono molti wrestler, non di NXT, che non vengono trattati molto bene e a cui non viene permesso di raggiungere il massimo del loro potenziale. I suoi ragazzi sembrano sempre bravi, mentre chi non gli piace tendono a fare brutte figure, c’è sempre qualcosa o qualcuno che lavora contro di loro. Nei miei rapporti con lui, quando gli chiesi il posto di produttore degli eventi dal vivo, ero qualcuno che vedeva ogni house show, ogni show televisivo e ogni PPV dall’inizio alla fine e da bordo ring; volevo migliorare alcune cose e aiutare la compagnia. Non mi considerò e mi disse che non avevo abbastanza esperienza, e poi fece arrivare persone che non sapevano nulla del business e che non provenivano dal mondo del wrestling;  non sapevano come mettere insieme uno show o la psicologia dietro ad esso. Durante uno show, devi far divertire i fans. Mi disse che non avevo abbastanza esperienza, poi fece venite persone con nessuna esperienza, una cosa senza senso.  In Australia era il top heel, ma iniziava gli show dando il benvenuto a tutti, come un baby face.
La gente lo fischiava perché era un heel in Tv, ma allo stesso tempo voleva essere un face e ben voluto da tutti. Cose senza senso che dovrebbero darti un idea”.




Francesco Muolo

Nato nel 1995, ho cominciato a seguire la WWE dal 2002 e ho smesso il giorno in cui è morto Eddie Guerrero. Nel 2012, ho riscoperto il mondo del pro-wrestling grazie alla Royal Rumble, il mio PPV preferito da bambino. Ho, quindi, ricominciato a seguire la WWE e non solo, ma anche la NJPW, grazie al Bullet Club