The Mirror #10- Brock Lesnar “Il sindaco”

Dalla cittadina di Webster, USA, è partito un nuovo progetto “politico”, condotto da un uomo tutto di un pezzo, dal polso fermo e dal pugno duro.  Questo uomo, nato il 12 luglio del 1977, ha preso la decisione di fondare una nuova città, un luogo in cui chiunque vive deve sottostare al suo volere, volente o nolente; un luogo in cui se incappi da turista, con la presunzione di esser trattato coi guanti per il tuo status, vieni accolto con brutalità e violenza dallo stesso sindaco; i meno avveduti tra le genti sfidano le angustie della città e il dominio del suo primo cittadino con la speranza di uscire indenni dal viaggio attraverso le sue strade, magari portandosi a casa anche un souvenir, un premio per la loro caparbietà.
Quasi nessuno ci riesce.
Questo luogo terribile prende il nome di Suplex City e non ha un indirizzo fisso, ma potete trovarla ovunque sia il suo sindaco, Brock Lesnar.
Nome familiare?
Oggi, nel nostro angolo di storia con The Mirror andremo a scoprire come Brock sia divenuto un personaggio così dominante e temibile, come la sua “città” abbia stretto nel suo tenero abbraccio molti atleti, per poi restituirli al mondo annichiliti.
Prendete le cuffie, allacciate le cinture e procuratevi delle protezioni, per il viaggio più violento che questo editoriale abbia mai visto!

Brock Edward Lesnar è cresciuto a pane e wrestling: fin dalla sua adolescenza eccelle in questa disciplina a livello amatoriale, facendosi strada nell’Università del Minnesota. Inevitabilmente gli occhi bramosi di talento dell’allora WWF si posano sul giovane, offrendogli un contratto difficile da rifiutare e trasferendolo presso la Ohio Valley Wrestling nell’anno 2000. Nel territorio di sviluppo Brock ritrova il suo ex compagno di stanza al college, un certo Shelton Benjamin, con il quale forma un tag team dal nome “Minnesota Stretching Crew” che ascende subito al successo vincendo per ben tre volte i titoli di coppia della federazione. Allo stesso tempo il giovane Lesnar partecipa ai dark match della WWF, acquisendo esperienza prima di essere spostato nel roster principale.

Il 18 marzo del 2002 debutta ufficialmente a Raw, già all’epoca accompagnato dal fidato manager Paul Heyman, che ancora oggi lo sostiene. Il suo impatto con il pubblico e con gli atleti dello show è considerevole, tanto da valergli il soprannome di “The next big thing”.
Possiamo oggi dire, con quindici anni di esperienza, che il loro intuito non aveva sbagliato.
La sua prima faida lo vede coinvolto con gli Hardy Boyz: sconfigge prima Jeff Hardy e a distanza di un giorno cade anche il fratello Matt Hardy dinanzi la furia del nuovo arrivato.
Judgment Day i fratelli Hardy lo sfidano a un match tag team, in cui il compagno di Brock sarebbe stato il suo manager, il povero Paul. Nonostante la grande disparità, per gran parte del match combatte Lesnar, lasciando però ad Heyman l’onore di schienare Jeff e portare la vittoria a casa.

Già a giugno del 2002 Brock ha un’importante opportunità titolata: vince il torneo King of the Ring, sconfiggendo in finale Rob Van Dam, e ciò lo rende il number one contender per il WWE Undisputed Championship.
Nel frattempo Brock passa al roster di SmackDown, dove può fronteggiare direttamente il campione The Rock, non prima di aver demolito Hulk Hogan, che si trovava sul suo cammino distruttivo.
L’incontro tra i due colossi si svolge a SummerSlam: il match è epico, destinato a rimanere negli annali del wrestling, e alla fine ad uscirne vittorioso è proprio Brock Lesnar, che conquista così il suo primo titolo mondiale, divenendo inoltre il più giovane WWE Champion della storia e stabilendo un ulteriore record: è l’atleta che ha vinto il titolo massimo nel minor tempo dal suo debutto (126 giorni).

 

Il giovane campione deve affrontare per la prima volta un atleta che nel futuro avrebbe segnato la sua carriera: The Undertaker.  Il primo match ad Unforgiven tra i due finisce senza vincitori nè vinti, con una doppia squalifica; si replica allora ad Hell in a Cell, dove Lesnar riesce a prevalere sul deadman, trasformando una Tombstone Piledriver nell sua F-5: Taker comunque lottava con una mano rotta, risultato di un attacco subito dal suo avversario prima della contesa.
Il tradimento di Heyman costa, però, il titolo a Lesnar: il manager diventa GM di SmackDown e volta le spalle al suo protetto nel match contro Big Show, che vede quest ultimo uscirne come nuovo campione. Prima che Brock possa riconquistare il titolo, Show lo perde a favore di Kurt Angle.
Alla Royal Rumble allora  l’incontro tra i due big men si svolge senza alcun riconoscimento in palio, se non che che se Lesnar avesse vinto, avrebbe acquisito il diritto di entrare nel Royal Rumble Match.
Quando arriva il momento decisivo Brock non delude mai: vince il match contro il gigante, entra nella Rumble, vince la Rumble.
Eat, sleep, conquer, repeat!

Wrestlemania XIX è nel main event contro Kurt Angle, nel tentativo di riconquistare il titolo perduto.
E cosi è!
Lesnar scende dal ring con la cintura saldata sulla spalla, dopo aver distrutto un altro avversario (e botchato malamente una shooting star press). La rivalità tra i due subisce una battuta d’arresto a seguito di problemi al collo per l’atleta olimpico, che lo costringono lontano dal ring fino a SummerSlam, quando ritorna e batte Lesnar strappandogli l’alloro.
L’ultimo atto della guerra senza esclusione di colpi tra i due arriva a SmackDown il 18 settembre del 2003: a seguito di un Iron Man Match dalla durata di 60 minuti, Brock primeggia su Angle, in quello che avrebbe ottenuto il riconoscimento di match dell’anno.

Per potersi subito candidare come sfidante di Kurt, in precedenza Lesnar aveva ostacolato Taker, anche lui coinvolto nel giro titolato, facendogli perdere di fatto l’occasione per conquistare il titolo: questo aveva inasprito la vecchia rivalità fra i due, portando il becchino a bussare alla porta del campione una volta che aveva ripreso la sua corona.
Così a No Mercy “The next big thing” è costretto a infliggere un’ulteriore bruciante sconfitta all’avversario, in un Biker Chain Match.
Giunge al termine, almeno per il momento, la loro faida, con Taker che rivolge le sue attenzioni al Chairman, mentre Lesnar incontra per la prima volta un altro pezzo importante della sua storia: Bill Goldberg. I due erano sempre stati comparati sia per fisicità che per imbattibilità sul ring, due vere forze distruttrici. Durante un ‘intervista, Lesnar dichiara di non aver paura di nessuno sul quadrato, dato che avrebbe potuto sconfiggere qualunque membro del roster; a ciò, si presenta Goldberg, che stringe la mano di Brock e lo guarda con il fuoco negli occhi, seme del loro futuro scontro storico.

Arriviamo al 2004, precisamente a No Way Out: il campione deve superare un altro ostacolo sulla strada per Wrestlemania, e tale ostacolo risponde al nome di Eddie Guerrero. Il latino, anche grazie all’intervento di Goldberg, ha successo nel suo assalto al titolo, sconfiggendo The Beast. 
Come prevedibile, Brock incolpa Bill del suo insuccesso, sfidandolo così a una resa dei conti per Wrestlemania XX. Sappiamo bene come tale match si è concluso, e anche come Steve Austin abbia avuto un ruolo fondamentale nella faida (se non lo avete letto, vi consiglio di recuperare il numero con protagonista Goldberg). Importante sottolineare come già prima dell’incontro si vociferava che Lesnar avrebbe lasciato la federazione di li a poco, magari per inseguire una carriera nella NFL.
E in effetti Brock abbandona la WWE e gioca nella preseason per la squadra del Minnesota, ma il suo nome non viene riportato nella lista di squadra per la stagione ufficiale.
Il suo futuro lo avrebbe visto comunque impegnato nel mondo del pro-wrestling, ma questa volta sotto un’altra bandiera: New Japan Pro Wrestling.

Anno 2005. Mese di settembre.
Brock Lesnar appare in uno show della promotion giapponese, sfidando l’allora campione del mondo IWGP Kazujuki Fujita e Masahiro Chono in un match a tre. L’americano vince e si eleva a imperatore anche nella terra del sol levante.
Eat, sleep, conquer, repeat. Ancora una volta.

Nonostante tutto il suo titolo gli viene revocato a causa di problemi legali inerenti al permesso di soggiorno e la federazione sciolse il contratto che la teneva legata al lottatore. Questa era la versione ufficiale, ma poco dopo delle voci riportarono delle possibili incomprensioni tra il wrestler e la promotion che non permisero alle parti un buon proseguimento del rapporto.

Il suo prossimo terreno di prova sarebbero state la arti marziali miste, nella federazione maggiore del mondo, la UFC. L’accordo fra le parti è dichiarato al pubblico il 21 ottobre del 2007 e il primo incontro di Lesnar risale al febbraio successivo, quando perde contro Frank Mir a seguito di una piccola ingenuità dovuta alla sua inesperienza nell’ottagono, nonostante avesse una preparazione più che buona (mh, qualcuno ha forse detto CM Punk?).
La sua carriera prende poi quota, fino a che non vince il titolo contro Couture UFC 91. Nonostante il suo successo, la strada gli viene preclusa da un problema fisico, la diverticolite, che lo costringe al ritiro.

Il tempo è maturo per vedere il suo ritorno, come figliol prodigo, alla casa madre: la WWE riabbraccia il suo talento demolitore nel 2012, quando fa il suo ritorno nella puntata di Raw del 2 aprile, quando attacca John Cena con la sua finisher.
Ad Extreme Rules, tuttavia, Brock viene sconfitto da Cena, che con la AA lo schianta contro i gradoni d’acciaio, assicurandosi la vittoria. Per il suo ritorno, Lesnar aveva richiesto delle condizioni contrattuali pazzesche, avversate per questo da Triple H, che si rifiuta di venire incontro i ricatti del rientrante lottatore. Per tutta risposta viene attaccato da Lesnar, il quale gli rompe un braccio applicandogli la sua Kimura Lock (tutto secondo kayfabe, si intende). Dopo sei anni di assenza fa ritorno anche il manager di Brock, Paul Heyman, che si dice interessato a curare gli interessi del wrestler nella controversia nata con la WWE.
Tuttavia sia Hunter che Brock preferiscono di gran lunga risolvere la questione sul ring e non in tribunale, per questo viene sancito un match a SummerSlam tra i due: Lesnar domina e vince, incoronandosi nuovo King of Kings.

 

Triple H non può vedere il suo posto usurpato e dopo che The Beast ha attaccato anche Vince McMahon, dimostrandosi senza alcuna pietà, decide di sfidarlo nuovamente per Wrestlemania 29. A scegliere la condizione del match è però Brock che, bramoso di sangue, chiede all’avversario di mettere in palio la sua carriera.
Hunter accetta il rischio, ma riesce a domare la bestia grazie anche all’aiuto dell’amico Shawn Michaels.
Ora siamo sull’ 1 a 1, in parità.
Per chiudere la partita, manca solo un punto, e questo viene assegnato a Extreme Rules: Lesnar sconfigge Triple H, portandosi a casa la faida, in uno Steel Cage Match.

Le attenzioni di Brock sono attratte dall’altro cliente di Paul Heyman, niente meno che CM Punk!
Durante una puntata di Raw, Lesnar attacca il Second City Saint con un F-5. Paul Heyman volta le spalle a Punk, dicendo che lui non potrà mai e poi mai battere un mostro come Brock, sancendo così un match tra i due per SummerSlam. L’incontro, che prende il nome di “The Best vs The Beast” è ancora una volta dominato da Lesnar.

Dopo dei match tanto impressionanti, Lesnar richiede una shot titolata per Wrestlemania XXX, ma non viene accontentato: per questo Heyman dichiara che il suo cliente, offeso dal gesto, non avrebbe preso parte all’evento.
O almeno questi erano i suoi piani: a sconvolgerli ci pensa The Undertaker, che lo colpisce con una chokeslam e lo sfida tacitamente a un match per l’evento più importante dell’anno targato WWE.
Il match è storico, per molti motivi: i due si erano già affrontati in passato e il deadman si era arreso alla forza di Lesnar, tuttavia a Wrestlemania deteneva una streak impensabile di vittorie che segnava 21-0, quindi nessuno si aspettava ciò che invece accadde.
Lesnar, dopo aver brutalizzato Taker, lo sconfigge.
La campana suona, ma non parte subito la musica del vincitore. Nell’edificio è sceso un silenzio glaciale, degno dei più ansiosi film horror.
Il pubblico si porta le mani alla bocca, spalancata, con gli occhi che fanno capolino dalle orbite, scioccati.
Paul Heyman stesso è una maschera di incredulità, nemmeno Lesnar può credere a ciò che ha fatto.
A interrompere la scena ci pensa la theme song di Brock, che riaccende gli animi.
Eat, sleep, conquer the streak: il miracolo è compiuto, Lesnar ha inciso il suo nome nel marmo della storia.

 

Ormai attorno al personaggio di Lesnar si era creata una, direi meritata, aria di sacralità, il suo status era alle stelle e nessuno poteva minimamente fronteggiarlo!
Dopo la vittoria contro Taker, ormai mancava un solo obiettivo: conquistare il titolo del mondo WWE. Per questo Triple H sancisce il match titolato per SummerSlam: John Cena, campione in carica, vs. Brock Lesnar.
L’incontro è una mattanza: il campione subisce 16 german suplex dallo sfidante, contorno alle due F-5 che lo mettono completamente in ginocchio, pronto per essere sconfitto da Brock.

Il rematch tra i due vede Lesnar uscire sconfitto, ma solo per squalifica, dato che Mr. Money in the Bank, Seth Rollins, attacca John per poter incassare il suo contratto; incasso che viene sventato dallo stesso leader della Cenation.
Essendo Lesnar un part-timer di prima categoria, le sue apparizioni sono propinate al pubblico con il conta gocce, e dopo la sua vittoria a Night of Champions ritorna negli show solo a dicembre, per continuare una rivalità con Cena prima, e con Rollins poi: tutto ciò porta a un match a tre per la Royal Rumble tra i protagonisti di tale faida, e ancora una volta Brock riesce a vincere e conservare la sua cintura.

Superati anche altri due avversari, si scopre che il suo prossimo ostacolo sarà Roman Reigns, vincitore della Royal Rumble e per questo partecipante al main event di Wrestlemania.
Il match tra i due è più equilibrato, visto il pesante push in favore di Reigns, che comunque subisce molte german suplex, condite dalla frase breve ma ad effetto che ha ispirato il titolo di questo numero: “Suplex City Bitch!”.
Alla fine l’ingresso e l’incassi di Rollins a sorpresa hanno portato via il titolo a Brock, che la sera dopo, a Raw, si mostra imbufalito per il torto subito e pronto a spaccare il protetto di Triple H in due.

Ancora una volta Brock si prende un periodo di pausa dal ring, tornando solo per uno speciale in Giappone, terra a lui cara, dal nome “Beast in the East”.
Torna finalmente a Battleground, in un match contro il campione Seth Rollins, bramoso di vendetta. Il suo scopo non è raggiunto non tanto per bravura di Rollins, quanto per l’intromissione di una sua vecchia conoscenza, The Undertaker, che cerca redenzione dopo aver perso la streak. I due si sfidano a SummerSlam, in un match bellissimo, con un Taker abbastanza in forma: l’esito premia proprio quest ultimo, ma a seguito di una controversia. Infatti Taker aveva ceduto ad una mossa di sottomissione, ma non visto dall’arbitro, riesce a salvare il match, colpendo l’avversario con un colpo basso e assicurandosi la vittoria.
Sarà ripagato con la stessa moneta da Lesnar in occasione del terzo e ultimo match ad Hell in a Cell, in cui The Beast ha la meglio della leggenda.

Arriviamo dunque alle ultime pagine della storia fin ora scritta da Lesnar, con un ritorno in UFC per un match, accordatogli dalla WWE, in occasione di UFC 200, che lascia alle sue spalle dubbi riguardo sostanze assunte prima del match; con il revival della faida con Goldberg, che lo vede prima cedere di fronte il nemico in pochi secondi, e poi primeggiare su di esso a Wrestlemania 33, conquistando il primo Universal Championship, che ancora oggi detiene.

Brock Lesnar: un atleta incredibile, una macchina da guerra, una vera forza della natura. Nel corso degli anni è riuscito a costruire un mito attorno alla sua persona, oltre che al suo personaggio, riuscendo ad essere il primo della classe in qualsiasi luogo metteva piede, dal ring all’ottagono, dall’America al Giappone, senza scrupoli, senza rivali. Nel periodo in cui aveva abbandonato la WWE, tutti ne mantenevano il ricordo e non vedevano l’ora del suo ritorno. Oggi in molti criticano la sua posizione all’interno della federazione, reputata troppo prestigiosa per un part-timer. Eppure in pochi possono dire di avere un appeal sulle masse forte quanto quello esercitato da lui, che si dimostra essere una vera calamità per gli affari. Ed è seriamente un peccato sapere che questo wrestler, lo status da lui costruito, sarà dato in pasto come ennesimo sacrificio a Roman Reigns, personaggio ormai bruciato dalla stessa WWE che cercava di affrettare i tempi della sua ascesa, invece di riservargli un’adeguata gestione.
Vedremo quanto ancora terrà il titolo Brock, se magari lo conserverà fino a Wrestlemania 34, oppure se, con un colpo di scena, lo perda prima del grande evento. Comunque il suo nome è ormai scritto nell’olimpo del wrestling e, sia che lo si odi, sia che lo si ami, di certo non lo si può ignorare.

Cari amici, questa era la storia di Brock Lesnar, raccontata come sempre da The Mirror, oggi al traguardo piccolo ma significativo del decimo appuntamento in vostra compagnia. Spero che il pezzo sia stato di vostro gradimento e vi abbia ricordato bei momenti o fatto imparare qualcosa di più sulla storia della WWE. Per ora vi aspetto per il prossimo appuntamento e vi auguro un buon inizio di settimana!

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Francesco D'Agostino

Nato a Cassino, il 2 Giugno 1997, si appassiona al wrestling fin da piccolo, iniziando a seguirlo con assiduità però dal 2010. Editorialista per SpazioWrestling da Maggio 2017, dove scrive il "The Mirror". Wrestler preferito: Seth Rollins.

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