WE THE PEOPLE: Nel mondo del wrestling conta solo la WWE?

Salve a tutti amici e amiche di Spazio Wrestling, oggi ritorniamo con WE THE PEOPLE. L’argomento di questa settimana è “Nel mondo del wrestling conta solo la WWE?”. Da sempre sentiamo tantissime opinioni su questo argomento, e ovviamente da sempre noi fan cerchiamo di imporre la nostra idea. E allora oggi due nostri grandissimi staffer, si sfideranno “all’ultimo sangue” per dirci se oggi nel mondo del wrestling la federazione che conta è solo la WWE oppure anche le altre federazioni (NJPW, TNA,ROH ecc) hanno la loro importanza. Roberto sarà a favore della WWE, mentre Vittorio ci aiuterà a capire perchè non si deve “vivere” solo della federazione di Stamford. Ma adesso basta chiacchiere e lasciamo spazio ai fatti:

Roberto PRO WWE

Di recente, si sono fatte sempre più insistenti le voci, secondo cui, il wrestling lottato delle federazioni indipendenti, sia di livello superiore a quello offerto dalla WWE. Dire quanto sia sbagliato ed ingiusto questo paragone sarebbe riduttivo, in quanto queste indies non offrono minimamente lo stress e gli impegni della società di Stamford. Risulta quindi banale dire, che fare un Match universalmente riconosciuto come bello, in una indie, sia molto facile, poiché con pochi Match da disputare, un più facile recupero delle energie e delle forze, si hanno tutte quelle caratteristiche psico-motorie affinché si possa svolgere il proprio lavoro al meglio. In WWE tutto ciò non è sempre possibile, poiché, spesso e volentieri, gli atleti sono impegnati in tantissimi Match, in luoghi geografici distanti. Dean Ambrose racconta, che quando fu campione assoluto, dovette combattere tre incontri in tre giorni, ma in altrettanti continenti diversi. Tutto ciò è ampiamente dimostrativo del fatto, che la stanchezza, i fusi orari e i continui spostamenti non permettano un sempre assoluto capolavoro di scontro. Pertanto risulta impossibile dire come le indie siamo meglio della madrepatria del wrestling Americano; ed infatti, diverse superstars conclamata nelle federazioni indipendenti, come Shinsuke Nakamura e Finn Balor, all’inizio della loro avventura in WWE, escluso NXT, facciamo una fatica immensa a reggere i ritmi infernali del main roster. Pertanto risulta evidente che i conclamati performer delle federazioni non WWE, quindi New Japan Pro Wrestling, Ring of Honor, TNA e federazioni ancor più minori non potranno mai essere al livello dei vari Roman Reigns, Seth Rollins, John Cena e simili. Certo, discorso a parte merita AJ Styles, che quando dice di aver costruito la sua casa a Smackdown non mente, poiché il livello delle sue prestazioni, è sempre stato superlativo, a parte qualche piccola eccezione. Risultato pertanto evidente che, le due dimensioni non siano minimamente compatibili poiché un performer di medio-alto livello delle federazioni sopracitate, risulta essere un’atleta non adatto ai ritmi WWE.

Vittorio PRO federazioni non WWE

Il mio articolo di esordio come new member della redazione di SPAZIO WRESTLING, doveva essere una tranquilla e pacifica rubrica di dissertazione sulle dinamiche di un brand o federazione wrestling. Necessità volle di caricarmi di un onere ben più gravoso, ed eccomi qui a difendere tutte quelle realtà wrestling non WWE, che tanto hanno dato e continuano a dare in questo meraviglioso sport spettacolo. Per poter comprendere il mio punto di vista, dovete prima capire che tipo di fan wrestling io sia. Il wrestling è una passione che coltivo da oltre un trentennio(mio padre mi fece guardare i primi show della NEW JAPAN PRO WRESTLING sulle reti televisive locali, con il commento del mitico Tony Fusaro ndr) e nella mia evoluzione da bambino a uomo, è mutata anche la tipologia di realtà wrestling da me seguita. Se da fanciullo/ragazzino, pur non tralasciando mai la NJPW con maestri di tecnica e spettacolarità come Inoki, Fujinami,Tiger Mask, la Gimmick ERA WWF/WWE intratteneva il mio tempo libero,con il suo stile e storyline quasi cartoon esche ma, nel tempo, crescendo, mi sono approcciato a federazioni dove, oltre ad un lato entertainment più maturo, si faceva e si fa tuttora dell’ottimo wrestling lottato. La WCW pre e post NWO fu una di queste federazioni, lì conobbi wrestler sublimi come il 16 volte campione mondiale Ric Flair, il talentuoso Sting, il fenomenale Vader, il folle Cactus Jack/Mick Foley nonché maestri di eccellenza stilistica come Ultimo Dragon, Dean Malenko, Rey Misterio, Eddie Guerrero e scusatemi se lo cito, Chris Benoit. Nell’odierno secolo, conobbi un’altra federazione, la TOTAL NON STOP ACTION, ed ebbi la fortuna di ammirare dei miracoli del wrestling come Samoa Joe, Aj Styles, Christopher Daniels, e la curiosità di voler approfondire su tali lottatori, mi fece conoscere la Ring of Honor( tramite dvd, e qui ringrazio il mitico Andrea Martinelli), la regina delle federazioni indipendenti, dove tecnica sopraffina e grande spettacolarità, si alternano a storyline mature, ma non prevalentemente volgari o offensive per soggetti facilmente impressionabili. Dalla ROH, la mia curiosità per le indies o federazioni non WWE si estese, quindi conobbi,ad esempio, federazioni come la Pro Wrestling Guerrilla (da cui si sono sviluppati personaggi come El Generico/Sami Zayn, i Young Bucks), la NOAH( federazione giapponese in cui militavano il compianto Misawa/Tiger Mask II, Kenta Kobashi), la Dragon’s Gate ( da qui sono usciti i vari Pac/Neuville, Tosawa), la Evolve ( da dove proviene Johnny “wrestling”Gargano, in forza attualmente ad NXT), la CZW di John Zandig( federazione molto violenta, fondatrice del wrestling ultraviolent, ma anche fucina di grandi atleti cruiser e non, come ad esempio John Moxley/Dean Ambrose), e potrei andare ancora avanti,ma adesso vi dirò perché, a mio parere, nel mondo del wrestling non conta solo la WWE.

1. Qualità dei matches e storyline:

Sembra banale e scontato ma spesso, guardando la WWE, ho come l’impressione, a parte rare eccezioni, che si stia sempre più tralasciando il fattore qualità degli incontri. Ogni match sembra sempre uguale all’altro, intervallato da, oramai, risibili intermezzi parlati, e con storyline che hanno inizio, raramente, in maniera grandiosa e si perdono in itinere per mancanza di idee o intoppi vari, vedesi la faida tra Finn Balor e Bray Wyatt che, al di là del problema medico di quest’ultimo, poteva essere ripresa, ed invece no, caduta inspiegabilmente nel dimenticatoio. Nelle federazioni non WWE invece, la qualità degli incontri, anche dei mid – carder, è sempre altissima, ogni fan ha la certezza che in tali show tale fattore è garantito, gli intermezzi non sono mai banali ma hanno sempre una causa- effetto e le storyline, dall’inizio alla fine, mantengono lo stesso hype. Ricordo, a tal proposito, con piacere la faida tra Samoa Joe e CM Punk in ROH, nata casualmente nel 2003, in un bellissimo incontro nell’evento ROH Bitter friends, stiffer enemies, e concretizzatasi con un no contest per time limit in quel del ppv ROH World Title Classic, e conclusasi, almeno per quanto riguarda i one a one match, nell’evento, sempre ROH, All Star Extravaganza II (vittoria di Samoa Joe ndr), oppure la faida biennale tra Kevin Steen e El Generico, amici- nemici, che ebbe il suo epilogo più duro in quel di Final Battle 2012, in uno spettacolare e spietato ladder match ( se potete, recuperatelo su internet oppure tramite dvd della ROH, non ve ne pentirete), o ancora, sempre in ROH, la faida tra Brian Danielson/Daniel Bryan e Nigel McGuinness, attuale co-commentatore di NXT, o ancora quella tra Aj Styles e Christopher Daniels in quel della TNA,che si protraè, con alcune pause logistiche, per quasi 10 anni, fino all’addio definitivo del Phenomenal One alla federazione di Dixie Carter. L’aspetto che più differenzia una federazione non WWE è la coerenza, la continuità ed il coraggio di portare avanti un feud e concluderlo nel migliore dei modi, guarnendo tutto ciò con incontri di livello elevato in quanto a tecnicismo e spettacolarità e, man mano che la faida procede, mutare anche l’approccio dei contendenti al match stesso, creando anche una corrispondenza tra lo stato attuale della faida e la reazione dei lottatori sul ring, cosa che in WWE hanno dimenticato da tempo, innescando delle bombe potenti che non esplodono mai, purtroppo.

2. PG ERA SUCKS:

Qui veniamo ad un nodo gordiano, la discutibile PG ERA della WWE, che ha allontanato migliaia di fans, per avvicinarli maggiormente ad altre federazioni più mature. La PG ERA è stato uno dei progetti più fallimentari della WWE,e non mi riferisco al fattore del Wellness program o del divieto di colpire sul cranio con oggetti contundenti, bensì mi riferisco alla tipologia di prodotto offerta. Per farvi capire, hanno ridicolizzato i match hardcore,rendendoli dei normali match con il contorno di pochi e non impressionabili oggetti contundenti, hanno eliminato qualsiasi forma di sanguinamento, che è sempre stato elemento storico in ogni epoca del wrestling, anche la più bigotta, hanno “recintato” la personalità dei wrestler e hanno dato spazio ed eretto a rango di ”FENOMENI”, lottatori dal carisma pari a quello delle suole delle mie scarpe e dalla capacità di combattimento davvero mediocre, tanto è vero che il wrestler di punta, in piena PG ERA, è stato John Cena prima e Roman Reigns allo stato attuale, emblemi perfetti di tale ideologia infantile e ridicola di concepire il wrestling. Nelle federazioni non WWE, tenendo più in considerazione la salvaguardia fisica dei wrestler sul ring, senza esagerazioni futili (poiché è sempre uno sport spettacolo dedicato alla lotta e non alla danza classica!) hanno mantenuto la stessa qualità di quanto offerto in precedenza, idee sempre innovative, affascinanti, matches a 5 stelle, razionalità e capacità di sfruttar bene i vari wrestler ( ed è per questo che puoi vedere lottatori licenziati o snobbati dalla WWE, come Cody Rhodes e Kenny Omega, avere un ruolo di primo piano, rispettivamente in ROH ed in NJPW), grazie a booker capaci e non condizionati da “matusalemmi arricchiti” (ogni riferimento a Vince McMahon,non è casuale). Voi mi direte “ma la WWE tutela la sensibilità dei bambini”, ed io vi risponderei che sono baggianate enormi quanto il peso corporeo di The Big Show, poiché sono stato bimbo anche io, e vedevo, soprattutto in NJPW, il sangue durante un match di wrestling, e capivo che quella non era la realtà, che solo sul ring potevano accadere certe cose e che non si dovessero emulare le azioni sul ring, oltre ad avere mio padre che mi spiegava tutto, in caso di dubbi, quindi il problema sta sempre nella mente dello spettatore e non nella sua giovane età o da quanto proposto da una federazione di wrestling.

3. Limiti imposti in WWE e qualità dei wrestler

Se siete dei fan only WWE, probabilmente avrete difficoltà a comprendere tale concetto. Per capire quanto sto per scrivere, guardate gli incontri di Samoa Joe o Aj Styles oppure, di Brian Danielson, in altre federazioni, e vedrete sostanziali differenze rispetto alle loro performance in WWE. La WWE ha di certo un ritmo di lavoro più pesante rispetto ad altre federazioni, e qui può giustificarsi la durata, sempre più breve, degli incontri, ma la qualità di quest’ultimi ne ha risentito parecchio, e nemmeno i ppv stanno oramai presentando un prodotto sufficiente. Ad alcuni lottatori del roster WWE, soprattutto i più conosciuti e provenienti da altre federazioni, viene impedito di superare una certa asticella, spesso per rendere, agli occhi del fan meno esperto, l’idea che i prediletti della federazione, siano il meglio in circolazione( e cito nuovamente John Cena o Roman Reigns), l’idea di Vince McMahon è quella di far credere che al di là della WWE ci sia il nulla, cosa molto lontana dalla realtà, e lui stesso ne è consapevole, altrimenti non imporrebbe tali limitazioni. Vedere Aj Styles combattere si bene, ma al 50% delle proprie capacità, è un’immagine triste per me che l’ho potuto apprezzare in ROH o TNA o NJPW, lo hanno reso monocorde, in stile WWE, e mi fa ancor più male sentire la gente che esulta con un “THIS IS AWESOME” ad alcune azioni sul ring un pochino più sulle righe, ed è lì che dico sempre “ se solo sapessero cosa c’è in giro, si renderebbero conto che ciò che per la WWE è straordinario, è di contro normale consuetudine in altre federazioni”. Una domanda ci sta come il cacio sui maccheroni, i wrestler che arrivano in WWE sono davvero i migliori? O meglio ancora, i lottatori che non arrivano in WWE, sono pessimi lottatori/personaggi?

La mia risposta è ovviamente NO, e vi spiego il perché.

La WWE è un’azienda, conta il business, i money, ma, come in ogni ambiente di questo mondo, contano le conoscenze, e purtroppo, a meno che tu non sia un wrestler proveniente dalle federazioni di sviluppo sotto l’egida WWE o dal performance center, devi avere i giusti contatti (anche per entrare nelle realtà prima citate, ad onor del vero). Vi cito Samoa Joe per esempio, una leggenda in ROH, conosciuto in tutto il mondo, icona della TNA, trainer di molti wrestler noti (Cena ndr), eppure sempre snobbato dalla WWE, solo l’amicizia con Foley lo ha attenzionato, casualmente, alla dirigenza di Stamford. Alcuni fans, a volte anche esperti di wrestling, sostengono , tristemente, che “se non arrivi in WWE non sei nessuno”, ciò non è realtà, poiché la qualità di un wrestler non si misura dalla federazione in cui milita, bensì dalle proprie capacità sul ring ed al microfono, la WWE considera solo ciò che economicamente può sfruttare, non osserva la qualità, ma le potenzialità di guadagno merchandising, mentre la qualità di quanto offerto televisivamente, che dovrebbe essere il fattore primario, viene oramai da anni tralasciato, la WWE non è più una federazione di wrestling, ma una macchina che sforna profitti, se si cerca wrestling, se si è fan di wrestling, si guarda altrove, quindi, chiaramente, nel mondo del wrestling, quello vero, non conta solo la WWE. Prendete ad esempio le federazioni giapponesi principali, NJPW e AJPW, dove trovi quale elemento costante, la tensione, l’intensità, la tecnica, il vero coinvolgimento del pubblico e, quando i lottatori ne hanno le doti, anche spettacolarità. Vi siete mai chiesti come mai in Giappone le cinture titolate, qualunque esse siano, hanno un valore storico, quasi sacrale, anche tuttora? La risposta è semplice, poiché per arrivare a conquistare tali allori, un wrestler non li raggiunge dopo un anno dal proprio debutto in un main roster, magari sconfiggendo lottatori palesemente a lui superiori, ma esercita una serie di passaggi evolutivi, vince tornei come il G1 CLIMAX ad esempio (in NJPW) prima di poter avere la chance di essere campione o top della federazione. Addirittura, i giovani della federazione, fanno da inservienti durante i match degli attuali main eventer, sperando un giorno di essere al loro posto, e molti di loro ce l’ha fatta (Nakamura ndr), insomma, il wrestling come cultura, non solo come business, e questo manca in WWE, ed è uno dei motivi principali dell’attuale momento mediocre, a mio parere.

4. Cenni storici e conclusioni

La domanda del WE THE PEOPLE di questa settimana è “Secondo voi nel mondo del wrestling conta solo la WWE?”. La domanda dovrebbe trovare risposta su elementi storici, ed in particolare su quando la WWE si chiamava WWF e prima ancora WWWF (World Wilde Wrestling Federation). L’attuale WWE era, originariamente, fine anni ’40 – inizio anni ’50, una indie, ebbene si, una federazione indipendente della zona nord orientale degli Stati Uniti, mentre la federazione di riferimento, di punta, era la NWA ( National Wrestling Alliance), del cui circuito l’odierna WWE ne era parte integrante, a riprova che le federazioni indipendenti sono sempre state fondamentali per il mondo del wrestling e per le federazioni cosiddette major. Quando si distaccò nel 1983 dal circuito NWA e divenne semplicemente WWF, la federazione di Mc Mahon iniziò a camminare totalmente con le proprie gambe, diventando un’azienda sforna soldi, ha mutato il mondo del wrestling, stravolgendo però ciò che ne era la base, la linfa vitale. Il merito di aver dato risonanza mondiale al wrestling, non è un elemento pro, poiché ha fatto conoscere di questo sport spettacolo il lato più banale, di contorno, a volte ridicolizzando il wrestling stesso, con personaggi macchietta, con idee ridicole e spesso anche trash, avendo solo raramente barlumi di decenza e rispetto per questa disciplina. Scrivo con la cognizione di chi ha vissuto per più di 30 anni la WWE, l’ha amata ed odiata, e quando ho intuito il trend intrapreso, ho deciso di selezionare ciò che propongono e guardare solo quello (NXT e sporadicamente Raw e Smackdown), per il resto mi dedico alle indies o a federazioni top NON WWE, che rispecchiano il mio modo di vivere, concepire, realizzare e fare WRESTLING.

In conclusione, la mia risposta secca alla domanda “Secondo voi nel mondo del wrestling conta solo la WWE?”, è NO!, poiché senza le federazioni diverse da quella di Stamford, il Wrestling, quello VERO, che ha fatto storia, che ha appassionato, emozionato e che ha fatto innamorare noi fans di tale sport spettacolo, sarebbe già defunto da tempo, sia come disciplina e sia come entertainment.

I nostri Roberto Li Greci e Vittorio Morelli hanno detto la loro, voi con chi siete d’accordo?. Un saluto a tutti voi e a presto col prossimo WE THE PEOPLE.

 

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