Aleister Black: “Non facevo le tipiche cose, quindi perché dovevo essere una persona ‘normale’ nel wrestling?”

Aleister Black ha di recente preso parte al podcast di Lilian Garcia, in cui ha parlato delle origini oscure del suo personaggio, le sue paure quand’era bambino e molto altro. Di seguito vi riportiamo la traduzione delle parole di Black, trascritte da Wrestlezone.

Perché le persone sono affascinate da lui e l’essere accomodante: 
“Ovviamente ho un aspetto particolare. E se all’apparenza non hai un aspetto convenzionale (qualsiasi cosa significhi), le persone vogliono sapere perché non sei come gli “altri”. A volte le persone pensano che non sono di loro gusto, altre invece si chiedono perché sono così; in modo positivo intendo. Non sono, poi, così difficile da avvicinare come molti potrebbero pensare. Cerco sempre di trovare un po’ di tempo per tutti, ma credo che le persone si aspettino un certo tipo di reazione da parte mia proprio per il mio modo di apparire. Pensano che caratterialmente io sia in un modo o in un altro, invece magari non sono nessuno dei due.”

Riguardo le persone che lo criticano:
“Penso che sia per il modo in cui è fatta la nostra società. Diamo molto credito a ciò che vediamo. Ci interessiamo di più a come appare una cosa, a quanto è invitante o meno agli occhi. Tutto passa per gli occhi prima di arrivare alla mente.”

Come il Black Metal lo ha aiutato a trasformarsi in Aleister Black:
“Ci sono molti contenuti che hanno reso Tommy End [il suo personaggio prima di approdare in WWE] quello che era e che rendono Aleister Black ciò che è adesso, ma hanno anche molto in comune. A volte penso che Tommy End abbia solo cambiato pelle e sia diventato Aleister Black. Penso davvero che, in WWE, Tommy End diventerebbe Aleister Black. Mi serviva quel passaggio, quindi quando ho iniziato a fare wrestling dovevo decidere se essere il bravo ragazzo o il cattivo ragazzo. Ci sono diversi luoghi comuni che ne derivano in base a come ti poni al pubblico. Se saluti e alzi il pugno in aria, vieni visto automaticamente come il bravo ragazzo, perché è quello il tipo di energia che dai alla folla. Dall’altro lato, se hai una certa espressione facciale e li guardi con disprezzo, le persone automaticamente ti vedono come un cattivo. Riusciamo a farlo tutti, bene o male, ma dopo sette anni non riuscivo a trasmettere nulla al pubblico. Ho iniziato a pensare che fosse perché non ero autentico, non ero me stesso.

Non ero quello buono, né quello cattivo. Avevo un passato diverso. Venivo da una città chiamata Amsterdam in cui non si fa molto wrestling. Amavo la musica hardcore da ragazzo, il black metal. Con il metal mi trovavo in sintonia, perché non mi sentivo uguale a tutti gli altri. Non volevo passare la mia vita dietro una scrivania, senza potermi esprimere come volevo, era una tortura. Se agli altri piace ben venga, ma non faceva per me. L’hardcore mi ha aiutato ad esprimermi, ad essere me stesso. Era una cosa che mi piaceva. Durante la mia vita sono sempre stato cinico riguardo me stesso, guardando tutto con la lente di ingrandimento.

Sono una persona scettica. Ma essere scettici non deve essere per forza una cosa negativa. Se ti concedi più tempo per riflettere e non ti butti d’impulso, alla cieca, a capofitto nelle cose, allora è una cosa positiva.

Ci sono molti strati nel personaggio di Tommy End e ho iniziato a mettere insieme le cose. Non ero il tipico ragazzo. Non ascoltavo la tipica musica. Non facevo le tipiche cose, quindi perché dovevo sforzarmi di essere una persona ‘normale’ in un qualcosa di così straordinario e dinamico come il wrestling? Ho sviluppato il personaggio sul modello dell’anti-eroe Tommy End. Dal momento in cui l’ho fatto, è avvenuto tutto il resto. Le persone hanno iniziato a riconoscersi in lui perché, al tempo, il wrestling è un po’ una sottocultura. Non è come qui negli Stati Uniti.

La musica hardcore è una sottocultura. Il black metal è una sottocultura. Sostanzialmente le cose alternative sono viste come sottoculture, e quindi il pubblico si è subito schierato con me. Non importava se cercavo di essere un buono o un cattivo, le persone mi venivano dietro e basta. Ho iniziato a farmi un nome e i promotori si sono accorti di me. Sono andato in Germania, Regno Unito, Polonia, Italia, Francia, Giappone e poi Nord America. Ho iniziato ad espandermi sempre più grazie a quel cambiamento.”

Sul rendere il suo personaggio più oscuro:
“Ho iniziato ad implementare sempre più oscurità nel mio personaggio e si è trasformato quasi in un leader di un qualche culto. E la cosa ha avuto ancor più risonanza tra le persone. Questo è quello di cui ho bisogno e sento che tutto quello che ho fatto come Tommy End è stata la base per Aleister Black.”

Chi ha avuto l’idea del nome “Aleister Black”:
“E’ stata una collaborazione tra me e Triple H. Abbiamo iniziato a sparare nomi e credo che lui abbia notato dove volevo andare a parare. Quindi ha detto un nome e io gli ho detto: ‘Non è che non mi piace, ma possiamo metterlo in modo diverso?’ Alla fine è venuto fuori Aleister Black e lì ho pensato che c’eravamo, era quello giusto.”

Le sue paure da bambino:
“Da bambino ero spaventato, quasi mi paralizzavo, dal buio. Forse stavo leggendo troppi libri che non dovevo a quei tempi. Avevo sviluppato un interesse per l’occulto, per via di alcune conversazioni che avevo avuto con mio nonno. A volte, se devo descrivere ciò che mi ha reso quello che sono, non so nemmeno da dove iniziare. Però sapevo che dovevo smettere di leggere cose del genere, avevo solo 8/9 anni e mi terrorizzavano a morte. Leggevo di cospirazioni governative, esperimenti, documenti nascosti, culti e cose del genere. Era terrorizzante anche perché ti faceva aprire gli occhi su quello di cui è capace la mente umana, soprattutto quando si trattava di storie vere. Ero anche molto appassionato in fantasmi e criptozoologia e tutto quello che non era ‘normale’. Leggere cose del genere a 9 anni può avere un grosso impatto. Da bambino avevo tremendamente paura dei film dell’orrore. Il fatto è che poi mi sono scocciato di avere paura che ho iniziato a vederli di mia spontanea volontà. Volevo provare a me stesso che non c’era niente di cui avere paura, mi sono detto ‘hai due opzioni: avere paura per il resto della tua vita o essere un adolescente coraggioso che affronta le sfide’.

Da lì in poi la mia mente ha iniziato a calmarsi e ha iniziato a piacermi sempre più stare al buio, mi sentivo rigenerato.”

Problemi di comunicazione con i colleghi:
“Non so se è perché sono molto introverso o perché sono solitario o perché sono europeo, ma ho un modo diverso di pensare; come tutti gli olandesi in generale. A volte ho l’impressione di “sconnettermi” con le persone, perché non sempre le capisco e non capisco cosa vogliono dirmi. Anche con i miei colleghi. Non so se sono io o se sono loro, o se riguarda il posto da cui provengo o il modo in cui funziona il mio cervello. Non mi sento capito. Sento sempre un certo distacco. Ho sempre avuto problemi di comunicazione… nel senso che non mi sono mai sentito capito e, viceversa, sento di non capire gli altri. E’ difficile da mettere a parole come concetto, non è un qualcosa di tangibile.”

Superare l’ansia e disordini mentali:
“Soffro d’ansia e di alcuni disturbi mentali che mi impediscono di avere quella connessione che le persone hanno tra di loro. E’ come quando, ad esempio, nei cartoni i personaggi non capiscono perché la bomba non è esplosa. Poi mettono il filo fuori posto al suo posto ed esplode tutto. Quando sono connesso sono sovraccaricato.”

Periodi difficili e relazioni difficili:
“Avevo 28 o 29 anni e stavo parlando con la mia terapista, che mi ha chiesto se ero mai stato felice. Ci ho messo 10 minuti per rispondere alla domanda. Non mi veniva in mente una singola volta in cui mi ero sentito felice per una valida ragione. Ero stato felice, ma mai realmente felice e in quel momento ho avuto come delle rivelazioni nella mente. Dovevo cambiare e lo sto facendo ancora oggi. Ho avuto molte relazioni tossiche… le persone si aggrappano a me per cercare di salvare loro stesse. Io a malapena riesco a salvarmi da solo, come posso salvare qualcun altro? Ho avuto donne che erano così innamorate di me che avevano perso la testa, ma non era quello che volevo. Mi sentivo come se si fossero messere completamente nelle mie mani. Non posso avere questa responsabilità… Tu devi salvarti da sola, non posso farlo io per entrambi. Solo tu puoi farlo.”

Riguardo l’amare se stesso:
“No, oh no, non mi amo affatto. Spero di farlo un giorno. So che ci riuscirò. Oggi va meglio di ieri e del giorno prima e del giorno prima ancora.”

Sul mondo al giorno d’oggi:
“Penso che il mondo sia intorpidito. Nessuno è più sensibile a nulla. A nessuno interessa niente e la causa è in gran parte l’avvento dei social, soprattutto nei ragazzi più giovani che crescono con il telefono come loro unico mezzo di comunicazione. Con Instagram e Twitter invece di parlare con le persone. Crea una carenza di sensibilità e spinge a dire, scrivere, ciò che si vuole, solo perché la persona dall’altra parte è lontana da noi.”

FONTE: 411MANIA.COM

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