Money in the Bank, il trash che ci piace! | Spazio Wrestling


Money in the Bank, il trash che ci piace!



  1. Il weekend di Money in the Bank è ormai da consegnare agli archivi e, tra pance e pancioni, è tempo di tirare le somme di ciò che abbiamo visto in questo stranissimo spettacolo. Un rilievo appare certo e anche scontato: cari fan della WWE, in questi tempi di pandemia se ancora non l’avete fatto, vi tocca far pace con i match dal taglio cinematografico e altamente coreografati. Non credo infatti che il Money in the Bank ladder match sarà l’ultimo incontro proposto in questa maniera e che ci piaccia o meno dobbiamo renderci conto che il futuro del wrestling potrebbe anche andare in quella direzione, almeno in parte.

  In che direzione ha scelto di andare invece la WWE nella scelta dei vincitori dei ladder match?
Il match più atteso di quasi ogni edizione di Money in the Bank è quello che mette in palio la tanto ambita valigetta, l’opportunità unica nella carriera di un atleta per dare un assalto diretto al titolo mondiale della sua categoria bruciando molte delle tappe intermedie che solitamente conducono a questo traguardo.
Quindi nella scelta di un vincitore o di una vincitrice della valigetta è importante chiedersi che valore abbia quell’opportunità: quest anno tra gli uomini c’era solo un lottatore che difficilmente avrebbe mai potuto ottenere una chance per il titolo massimo senza il contratto contenuto nella valigetta e alla fine è stato proprio lui a trionfare. Avreste mai pensato, due anni fa, che Otis avrebbe potuto combattere per il titolo massimo? Non credo, e forse era difficile pronosticarlo anche alla luce del recente push. Eppure grazie al titolo di Mr. Money in the Bank, questa possibilità è reale e probabile, perciò possiamo dire che la valigetta cambia davvero la carriera del personaggio che l’ha vinta. Tutti gli altri partecipanti al match risultano già di per se credibili  nell’ottica di una scalata al vertice della compagnia, non hanno per forza bisogno di questa vittoria particolare.
La scelta portata avanti risulta dunque essere quanto mai azzeccata e sorprendente: Ot-is money, possiamo dirlo forte, nella speranza che utilizzi la possibilità dell’incasso per conquistare un titolo mondiale in singolo e non sprecarlo per dei titoli tag team. Non me ne voglia il caro Tucker!

Sul fronte femminile il discorso è diverso. O almeno lo era prima di scoprire il contenuto delle dichiarazioni rilasciate da Becky Lynch nella scorsa puntata di Raw. Molte delle lottatrici coinvolte avrebbero grandemente beneficiato della vittoria della valigetta bianca: penso a Lacey Evans, che risulta poco credibile come sfidante al titolo per le tante batoste subite fino a questo momento proprio in match titolati; oppure penso a Carmella, difficilmente accostabile in quanto a status con le attuali campionesse femminili. Guardando da questa prospettiva, la vittoria di Asuka non sembrava la scelta migliore, giacché la giapponese avrebbe potuto conquistare un titolo nuovamente contando solo sulle sue forze.
Ma tutto è cambiato con la gravidanza di Becky: un titolo sarebbe stato reso vacante, un titolo che avrebbe avuto un peso importantissimo considerato che negli ultimi due anni l’ha avuto attorno alla vita soltanto la rossa irlandese e che prima di lei c’era una certa Ronda Rousey.
L’eredità del titolo femminile di Raw è pesante e servono dunque spalle ampie di cui potersi fidare: col senno di poi, la scelta di Asuka come vincitrice del Money in the Bank e indirettamente del titolo mondiale è stata la migliore possibile.
La pensata poi di mostrare che il titolo era già contenuto nella valigetta è stata davvero geniale.

Concludiamo il capitolo dedicato al Money in the Bank ladder match con un’analisi: ciò che abbiamo visto durante questa contesa è un modo orribile per proporre il wrestling? Oppure va giudicato positivamente?
 Ammettendo che il ladder match di domenica notte è stato trash allo stato puro, credo però che l’incontro sia stato anche altamente intrattenente e originale. Nel wrestling web va di moda fare i sommelier della disciplina e a molti non sembra essere piaciuto il taglio filmico del match. Spesso si critica la mancanza di originalità e coraggio della WWE, eppure quando ci viene proposto un prodotto nuovo, originale e sicuramente coraggioso molti sono pronti a sbattere le porte del loro cuore in faccia a questa originalità. Si è vista la stessa avversione nei confronti del boneyard match e del firefly fun house match (che tra l’altro è un capolavoro assoluto di storytelling e introspezione narrativa), avversione che non riesco a comprendere se non con una malafede dei fan che non provano nemmeno più a immergersi in ciò che vedono, che cercando il pelo nell’uovo a volte si perdono una gran bella frittata.
 La verità è che il ladder match è stato si trash, ma trash di ottima fattura, che ha saputo divertire: l’entrata con siparietto nella stanza di Vince McMahon, Otis impazzito per il cibo, Aj Styles e la sua paura per Taker e infine anche la caduta di Black e Rey dal tetto, tutti questi ingredienti hanno contribuito alla buona riuscita dell’incontro.
Risulta del tutto normale per la WWE concentrarsi su metodi alternativi per proporre i propri eventi in un periodo come questo che stiamo vivendo, in cui la mancanza del pubblico rende a volte insostenibile e oppressiva l’atmosfera all’interno del Performance Center. Quindi ben vengano gli esperimenti, nell’attesa di tornare a goderci il wrestling così come lo conosciamo. Sempre che il futuro non ci riservi qualche cambio di paradigma nella disciplina e nella messa in scena degli incontri.

Di gran pregio risulta essere anche l’incontro tra Bray Wyatt e Braun Strowman. Se nel lottato non possiamo di certo sottolineare una grande prestazione, la narrazione interna del match pareggia i conti destando l’interesse dello spettatore e mettendo in scena più sfaccettature narrative. Bellissima risulta infine la confezione di questo capitolo di storia tra i due atleti: Bray ha cercato di salvaguardare Braun, di farlo tornare dalla sua parte senza utilizzare le maniere dure. Per questo motivo non abbiamo visto The Fiend in azione, tenuto a bada dalla speranza di Wyatt di potersi riappacificare con la sua pecora nera. Invece Braun ha fregato il padrone della firefly fun house, ha utilizzato lui questa volta i mind games per avere la meglio sull’avversario e mantenere il suo regno neonato, deludendo le aspettative del buon Bray e della sua famiglia di pupazzi.
Ora Wyatt cercherà certamente vendetta, se non può convincere Braun a tornare dalla sua parte dovrà allora distruggerlo.
Dovrà lasciare che The Fiend svolga il compito. Dovrà lasciare che The Fiend entri, in scena.

Il match della serata è stato quello per il titolo WWE, che ha visto contrapposti il campione Drew McIntyre e “Il Messia” Seth Rollins. Un incontro eccitante, che ha saputo trasmettere l’ansia del risultato fino alla fine. Ottimo Drew che vende un dolore persistente al ginocchio, ma che alla fine sfrutta l’esitazione di Rollins per concludere il match dopo un rapido scambio di mosse. Rollins che sembra essere sempre più calato nel suo nuovo personaggio, partito dall’essere quasi un capo banda e giunto ora ad innalzarsi come Messia di Raw.
Evidentemente le sorprese da parte di Seth ancora non sono terminate e il suo personaggio potrebbe subire ulteriori cambiamenti. Indizi di ciò li troviamo sia nella chiusura del match a Money in the Bank, in cui non rifiuta lo scambio di rispetto con il suo avversario, sia con l’atteggiamento tenuto nella puntata di Raw. Insomma, la caratterizzazione dell’ex membro dello Shield sembra poter essere più complessa del previsto e se per comprenderla dovremmo immergerci nell’abisso della mente di Rollins, io ho già la tuta da sub pronta.

Questi sono stati gli spunti più interessanti che ci ha lasciato Money in the Bank 2020, evento che nel complesso merita un voto più che sufficiente. Contento della durata ridotta della trasmissione, senza pubblico questa è la strada giusta da seguire e spero sia riproposta anche per i prossimi eventi in pay-per-view. Possiamo dirci soddisfatti anche dagli altri match della card, soprattutto quello per i titoli tag team di SmackDown: un match dal quale escono bene tutti i partecipanti, addirittura i Forgotten Sons che mentre ad NXT non sono riusciti a togliersi molte soddisfazioni, qui nel “roster principale” (se così ancora si può chiamare) potrebbero raggiungere ottimi livelli.
Delusione più grande dell’evento: non aver saputo qualcosa in più sull’hacker misterioso, ma c’è sicuramente tempo per ottenere più informazioni nelle prossime settimane.

 

 

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Francesco D'Agostino
Sono nato a Cassino, il 2 giugno 1997. Seguo la WWE con assiduità dal 2010 e i miei wrestler preferiti sono: CM Punk, Seth Rollins e Sasha Banks. Studio giurisprudenza e sono anche un appassionato di videogiochi, libri e fumetti.