Parla King Danza: “I wrestler di oggi non mi emozionano come quelli del passato”

Lo scorso 29 settembre al Pala Villa Romiti di Forlì è stato incoronato il nuovo campione italiano di wrestling. Nel main event dello show di Wrestling Megastars, svolto in collaborazione col Bologna Wrestling Team, Giuseppe “King” Danza ha sconfitto il romagnolo Leon, laureandosi campione. Giuseppe Danza, meglio conosciuto come “King”, è un wrestler ed attore salernitano classe 1990. Ha lavorato con tante leggende del wrestling, per poi approdare al cinema e in tv con “L’Ispettore Coliandro” e “Ammore e Malavita”.  Spazio Wrestling lo ha intervistato, chiedendogli della vittoria del titolo, ma anche del suo passato e dei suoi progetti futuri.

Partiamo da lontano, King. Hai detto che vincere il titolo italiano è stato il tuo sogno. Quando è nato in te il sogno di diventare un lottatore di wrestling e cosa rappresenta per te il traguardo appena raggiunto?

“Il sogno di diventare un wrestler professionista nasce nel lontano 1999. Vidi al cinema il film ‘Man on the Moon’, diretto da Milos Forman, film che racconta la storia di Andy Kaufman, attore che in un periodo della sua vita decide di dedicarsi al wrestling. Avevo 9 anni e mi colpì tantissimo, mi piaceva quello che lui raccontava, la lotta perenne del bene contro il male, il cattivo contro il buono. Non sono diventato un appassionato guardando il wrestling vero e proprio. Col tempo ho iniziato a seguire la Memphis Wrestling, l’NWA e altri circuiti, pensa che ho conosciuto prima i lottatori inglesi che Triple H. Per quanto riguarda la vittoria del titolo italiano, si tratta sicuramente di un grande traguardo. Sono contento perchè con Wrestling Megastars si stanno mettendo le basi per un effettivo rilancio del wrestling in Italia, è una federazione che merita e mancava un progetto così serio da quando è stata chiusa la NWE. Poi chiaramente fa sempre piacere vincere, farlo a Bologna col Bologna Wrestling Team è stato ancora più bello perchè sono molto legato alla città, per me è stata una soddisfazione importante”.

Chi ti ha formato? Dove ti sei allenato per intraprendere la carriera di lottatore? Sicuramente in Italia una palestra di wrestling non è che sia proprio sotto casa…

“I miei primi allenamenti si sono svolti tra il 2006 e il 2007, tra Riccione e Tropea. La NWE di Roberto Indiano aveva organizzato dei seminari con una stella come Ultimo Dragon. In questi seminari ci si allenava in modo completo, avendo una preparazione dettagliata. Poi si passava alla fase della selezione, dove i migliori venivano scelti per prendere parte agli show NWE. Fui l’unico ad essere selezionato, ed essendo ancora minorenne fui impiegato prima come ring announcer. Solo al compimento della maggiore età ebbi la possibilità di salire sul ring da lottatore. La più grande formazione è stata quella avuta sul campo, è stata essere in viaggio e passare del tempo con veterani del settore, trovarsi in mezzo a gente che è stata importantissima per me come ‘Big Vito’ Lo Grasso, Ken Kennedy, Johnny Moss (attualmente allenatore ad NXT). Fortunato è stato anche l’incontro con Ultimate Warrior: l’onore mi fu concesso da Roberto Indiano, che all’arrivo di Warrior in Italia mi disse di seguirlo e di soddisfare qualunque sua richiesta. Warrior mi diede molti consigli, mi prese in simpatia e mi insegnó inoltre il piledriver, che è diventata la mia mossa finale. Amavo combattere e chiedere consigli ai più grandi, domandavo dei pareri sui miei incontri e su come avevo eseguito le mosse. Ho lavorato inoltre con molti giovani lottatori in rampa di lancio, come PAC (Adrian Neville) e Sterling James Keenan (Corey Graves)”.

Oltre alle indiscusse qualità in-ring sei conosciuto anche per il tuo carisma e le tue doti recitative. Dove le hai sviluppate?

“Ritengo che per essere un buon wrestler sia indispensabile il carisma e l’atteggiamento. Le doti attoriali provengono unicamente dal wrestling, grazie alle persone che ho conosciuto e che mi hanno insegnato molto. Poi da attore successivamente ho lavorato con grandi registi e grandi nomi. Nel terzo film a cui ho preso parte, ad esempio, c’era Carlo Buccirosso. Nel cinema, come nel wrestling, è importantissimo chiedere consigli a chi ha più esperienza ed apprendere il tutto sul campo. Nel cinema, peró, c’è interruzione, se si sbaglia qualcosa si puó sempre rimediare. Un errore nel wrestling, invece, è completamente differente. Tuttavia saper recitare nel wrestling è fondamentale per fare la differenza”.

In Italia si puó fare wrestling? Come valuti la situazione trascorsa e quella attuale? C’è una fanbase massiccia che consentirebbe qualche passo importante o il wrestling è seguito da una piccola nicchia ed è ormai una moda passata?

“Non vi è la cultura del wrestling in Italia. La colpa non è di nessuno, ma di base l’italiano non ha la mentalità americana e non si rapporta a questo sport spettacolo come ci si dovrebbe rapportare. C’è da dire, peró, che molti al posto di allenarsi con professionisti e di sviluppare la propria immagine, e parlo di fisico e di tecnica, hanno avuto un atteggiamento superficiale a questa cultura. Esistono diversi stili nel wrestling, la cosa importante è essere credibili, saper essere prima atleti e poi attori. Le uniche cose buone fatte in passato in Italia sono state fatte dalla NWE, grazie all’apporto di grandi wrestler stranieri e buoni italiani. Altri in Italia invece hanno dato una cattiva immagine, comprando le cinture WWE e mettendoci il logo della propria federazione, giocando con un pubblico ignorante (non in termine offensivo, inteso come pubblico poco predisposto). Questi signori hanno sputtanato il wrestling in Italia, sono stati spazzati via ed ora con Wrestling Megastars la situazione si sta rialzando. Voglio essere fiducioso, sperando magari anche in un ritorno della NWE in grande stile, con qualcosa per i ragazzi che vogliono iniziare questo percorso. In America ci sono allenamenti completamente diversi, lì anche il modo di muoversi che insegnano è differente. Per ripartire c’è bisogno di avere come maestri gente che morirà nel ring, gente che ha dato tutto nel wrestling”.

Sei stato il primo italiano ad apparire in WWE nell’era recente, e l’hai fatto in un PPV importante come la Royal Rumble 2015, quando, tra i Rosebuds di Adam Rose hai evitato l’eliminazione di Kofi Kingston. Che esperienza è stata e come ci sei arrivato?

“Partecipammo io e D3 (Daniele Dentice D’Accadia, altro lottatore italiano). D3 è il lottatore che mi ha accompagnato nel mio percorso negli USA. Andammo ad allenarci all’House of Hardcore di una leggenda come Tommy Dreamer, che dopo poco riconobbe che eravamo di un livello molto alto e non aveva più nulla da insegnarci.
Ad un certo punto allenavamo noi i ragazzi, Daniele, mio collega nonchè amico, teneva gli allenamenti nella palestra di Tommy Dreamer, e questa è una cosa che va detta e amplificata, perchè è un onore per l’Italia. Arrivammo in WWE con dei tryout che la federazione organizzava sul territorio americano, per noi fu un sogno e ci arrivammo con tutta la determinazione possibile. Un giorno poi Tommy Dreamer ci disse che avremmo partecipato alla Royal Rumble. Non sapevamo ancora cosa avremmo dovuto fare, in una riunione con altri lottatori nel backstage, William Regal chiese se ci fossero dei wrestler esperti, io e D3 alzammo la mano. Non sapevamo ancora il nostro compito, poi ci fu detto che il nostro ruolo era quello di proteggere Kingston per non causargli l’eliminazione, quindi non una cosa da poco. Un errore sarebbe stato fatale. La cosa per fortuna andó bene e la WWE poi mi premió con un mezzo busto americano. Partecipammo anche al kickoff della Rumble, entrando con Cesaro, Kydd e Natalya per il loro match contro il New Day. Avremmo dovuto tenere dei tryout per Raw nei giorni seguenti, ma ci fu quella famosa bufera di neve che annulló il tutto. Prendemmo parte comunque a SmackDown la stessa settimana, e nel backstage conoscemmo molti lottatori importanti. Per noi non è stato di certo un traguardo, ma solo un inizio. Sapevamo di meritarcelo per il nostro livello. Abbiamo parlato con The Rock con la stessa naturalezza con cui si parla con il portiere sotto casa. In WWE ho fatto queste apparizioni, ma in futuro ci sarà sicuramente altro”.

Ora segui il wrestling? Federazione che apprezzi di più e lottatore che al momento reputi più bravo?

“Non seguo il wrestling assiduamente, dopo averlo commentato su GXT mi sono stancato. Commentare mi portava proprio a studiare il wrestling, nell’accezione di studium in latino, in cui si intende passione. Dovevo commentare e essere al passo. Dovevo sapere il nome di qualunque mossa. Una volta distaccatomi da GXT c’è stato un distacco dal wrestling. Ogni tanto lo seguo la notte, con commento in inglese rigorosamente, e vedo che ci sono dei nuovi talenti. Non so chi sia un grande lottatore, ci sono molti wrestler bravi in WWE, tipo Nakamura, Kevin Owens (con cui ho lavorato all’House of Hardcore), AJ Styles, Bobby Roode, ma a dire il vero non mi emozionano come quelli del passato. Non voglio darti un nome perchè non ce n’è uno che mi convince particolarmente”.

Progetti futuri?

“Sicuramente continuare con le produzioni cinematografiche ed il wrestling. Rimanere campione per il maggior tempo possibile, difendere la cintura senza essere sconfitto, aspettando l’evoluzione del wrestling italiano, lavorandoci e dando un importante contributo. Ritornare in USA definitivamente e arrivare in WWE, è il mio obiettivo principale e lo raggiungeró. Ho raggiunto ogni cosa che volevo, la vita è una sola, dobbiamo tagliare ogni traguardo che desideriamo. Sono arrivato a pochi passi dal mio sogno ma eventi sfortunati mi hanno fermato, adesso solo Dio puó fermarmi”.

Ringraziamo King Danza per la disponibilità e per averci dedicato del tempo. Parlare di wrestling, farlo con talenti italiani, è sempre un piacere.