WWE: Shane McMahon racconta il volo dall’Hell in a Cell

Non sono tante le superstar che eseguono manovre pericolose come quelle regalateci da Shane McMahon.
Infatti, pur non essendo un wrestler, è in grado di far schizzare in aria gli spettatori per la spettacolarità e il rischio che si prende ogni volta che sale sul quadrato per combattere.
Durante il podcast di Stone Cold, il figlio del chairman ha raccontato le sue emozioni e le sue sensazioni riguardo il famoso tuffo dalla cima della gabbia a Wrestlemania 32.

“Ero super concentrato. Dovevo stare attentissimo, il rischio era altissimo. Pensavo solo ‘Ci riuscirò. Farò questa cosa.’ Allora sono salito e sono saltato, perché la parte difficile non è il volo, è l’atterraggio quello che fa davvero paura. Dopo esserti schiantato ti trovi con il respiro affannoso, cercando di capire se sei tutto intero. Ho incrinato due o tre costole con quel segmento. Ho sofferto per 8-9 settimane. Dopo lo schianto ho respirato profondamente per recuperare il fiato e ho cercato di capire se fosse tutto ok nel mio corpo. Potevo sentire le mie dita, capivo ciò che mi stava accadendo attorno. Poi ho guardato Undertaker e mi guardava come per dirmi che ero un fo***to pazzo. Poi mi ha preso e abbiamo concluso il match. Quando mi ha tirato su ho sentito un dolore terribile alle costole, prima non me ne ero accorto. “