THE PIPE BOMBER: Per la WWE gli eventi in Arabia Saudita hanno più importanza di Wrestlemania?

Da poco è passato il periodo di Wrestlemania in casa WWE e già si inizia a respirare aria di Money in the Bank, prossimo evento in pay-per-view della compagnia dei McMahon. In realtà quest’anno prima dell’evento che mette in palio le valigette tanto ambite, avremmo dovuto assistere al prossimo show in Arabia Saudita. Ma i piani sono cambiati, lo spettacolo nel paese arabo è stato spostato nel mese di giugno e ha portato anche alla cancellazione di Backlash 2019.
Oggi siamo qui a chiederci, vista tutta l’attenzione investita dalla WWE per la preparazione di questi eventi in terra straniera, con gran budget e card solitamente piene di match speciali, non potremmo iniziare a credere che per la federazione questi eventi in Arabia Saudita siano ormai di maggior importanza rispetto a Wrestlemania?

Questo interrogativo ha iniziato ad insinuarsi nella mente di molti fan fin dai primi eventi in Arabia Saudita, viste le ingenti risorse utilizzate dalla WWE per tali eventi. A rafforzare ancora di più questo sospetto è intervenuta l’ultima edizione di Wrestlemania risalente a poche settimane fa. Diversi sono i punti di confronto tra l’edizione numero trentacinque di Wrestlemania e i due eventi arabi fin ora andati in scena e vorrei in questo articolo analizzarli insieme a voi.

STAGE: ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE
Una delle cose che mi hanno fatto più soffrire in questa Wrestlemania è stata la mancanza di uno stage ad effetto. Chiariamoci fin da subito, non è necessario un palcoscenico bellissimo per avere dei match bellissimi, però la WWE ci ha sempre abituati a stage elaborati in vista dell’evento più importante dell’anno. Uno dei momenti che ti fa entrare davvero in clima Wrestlemania è proprio lo stage reveal. Quest’anno invece ci si è accontentati di una scenografia piatta, arida, senza un minimo di design, una singola parete enorme alle spalle dei lottatori che entrano. Nulla di esaltante insomma.
Al contrario, gli stage che abbiamo visto allestire per gli eventi arabi sono stati più elaborati: quello di Crown Jewel risultava davvero gradevole, con lo schermo a forma di corona davvero ad effetto; mentre lo stage della Greatest Royal Rumble era si meno strutturato, ma comunque la sua composizione era dinamica nelle sue linee curve e non triste come quella vista a Mania.

CARD: I SOLDI PORTANO BUONI MATCH
Sappiamo tutti ormai che il contratto che lega la WWE all’Arabia Saudita per i prossimi anni farà entrare nelle casse della compagnia dei bei soldi, cosa che spinge McMahon e dirigenti ad assecondare le richieste di un pubblico ricco, anche se spesso poco informato. Per il primo show fu chiesta alla WWE la presenza di Andrè The Giant, ignorandone la morte.
Malintesi a parte, la card è un elemento fondamentale per uno show di wrestling: fa vendere biglietti, aumenta le aspettative dei fan, ti invoglia a guardare lo spettacolo. E la card migliore dell’anno solitamente la troviamo in quel di Wrestlemania, con dream match sempre assicurati e momenti che resteranno nella storia. Anche quest’anno, tutto sommato, la serie di match proposti dalla WWE per Mania non è stata per nulla male: abbiamo assistito al primo main event femminile, ricco di un grande star power; abbiamo visto il match tra Rollins e Lesnar, la lotta tra Styles e Orton e il coronamento del sogno di Kofi Kingston contro Daniel Bryan.
Le card proposte per i due show in Arabia Saudita sono state comunque qualche gradino sotto la media di Wrestlemania, eppure spesso sono superiori a un ppv medio. Inoltre sono condite da match davvero incredibili, uno su tutti il revival della faida tra la DX e i Brothers Of Destruction, match che abbiamo visto come main event di Crown Jewel e che ha emozionato tutti i fan, travolgendoli in un vortice di nostalgia che funziona sempre per scaldare cuori e inumidire occhi.

Ma se sotto il punto di vista della card Wrestlemania ha ancora il primato tra tutti gli show WWE che vediamo nel corso dell’anno, lo stesso non si può dire per quanto riguarda lo star power messo in campo. Se consideriamo questo parametro scopriremo che qualsiasi show in Arabia Saudita fino ad ora ha avuto dei nomi importanti almeno quanto quelli che vediamo a Wrestlemania stessa e a volte anche di più: Triple H, Shawn Michaels, The Undertaker, Brock Lesnar, Chris Jericho. Questi sono i nomi delle star che hanno avuto un ruolo attivo a Crown Jewel o alla Greatest Royal Rumble, a cui vanno poi ad aggiungersi gli atleti dei roster regolari. Niente male, direi.

IL PUBBLICO: LA VERA DIFFERENZA
Nel corso di questa nostra analisi abbiamo potuto scoprire che le somiglianze tra Wrestlemania è un qualsiasi evento in Arabia Saudita ci sono e l’attenzione della WWE in alcuni casi è stata calamitata maggiormente proprio da questi eventi in terra straniera. C’è solo una cosa che sfugge al controllo della federazione, un’incognita importantissima nell’equazione di un evento di wrestling: il pubblico.
Il pubblico di Crown Jewel o della Greatest Royal Rumble si è dimostrato in genere poco informato in materia di wrestling, nonché poco attento allo stesso show che gli veniva proposto. Non di rado durante i vari match si vedevano persone che si muovevano dai loro posti, girovagando per l’arena, indifferenti.
Una cosa simile sarebbe quasi impossibile da immaginare durante una Wrestlemania: solitamente i fan negli stadi sono attenti, partecipi emotivamente a ciò che sta accadendo sul ring. E questo fa tutta la differenza, poiché credo fermamente che la cornice di pubblico che assiste ad uno spettacolo di wrestling possa far cambiare la percezione stessa di ciò che si sta osservando, trascinando lo spettatore anche televisivo nel vivo dell’azione. Ciò rende uno show come Wrestlemania inarrivabile rispetto a qualsiasi altro evento.

Inoltre, per quanti soldi possano far entrare nel portafoglio della WWE gli show in Arabia Saudita, i biglietti staccati per tali eventi non sono paragonabili a quelli di Mania. L’edizione numero trentacinque dello Showcase of the Immortals ha fatto registrare un pubblico nel palazzetto di 82 mila persone, mentre Crown Jewel è arrivata ad appena 16 mila persone. Solo la Greatest Royal Rumble si avvicina a un evento come Wrestlemania in termini di pubblico, portando nello stadio 60 mila persone.

In definitiva credo fermamente che nessun altro show possa arrivare a contendere la corona indossata da Wrestlemania, eppure devo dare una risposta parzialmente positiva al quesito che ci ha accompagnati oggi: la WWE sta dando maggior importanza agli show in Arabia Saudita rispetto a Mania? In parte si, poiché gli interessi in ballo sono grandi e la federazione ci tiene a portare in quelle terre degli show ricchi di contenuti e bei momenti. Tutto sommato però sono sicuro che nella mente dei dirigenti della federazione sia ben chiaro quale è l’evento che deve essere maggiormente curato nel corso dell’anno, quello che non trascina con se critiche inerenti al mancato utilizzo delle donne negli show, che non ti mette contro l’opinione pubblica dell’intero paese, quello che calamita l’attenzione globale sulla WWE.
Wrestlemania è sempre Wrestlemania. 
THEN, NOW, FOREVER.

Francesco D'Agostino

Nato a Cassino, il 2 Giugno 1997, si appassiona al wrestling fin da piccolo, iniziando a seguirlo con assiduità però dal 2010. Editorialista per SpazioWrestling da Maggio 2017, dove scrive il "The Mirror". Wrestler preferito: Seth Rollins.

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