LA WWE NON RISPETTA I PROPRI WRESTLER

La crisi nera della WWE ormai non è più misurabile soltanto con i freddi numeri degli ascolti -che ormai da settimane e settimane segnano record negativi storici- ma è una crisi che affonda le sue radici più pericolose e robuste all’interno del backstage, creando scontento tra moltissimi atleti.
Appunto tra performer poco soddisfatti, show poco intrattenenti, storyline confuse e spesso senza senza senso alcuno, tra tutti questi elementi non possiamo esimerci dal cercare un colpevole. Non è solo un processo popolare, almeno nelle mie intenzioni, ma deve essere soprattutto una presa di coscienza, tanto più importante visto il periodo che il prodotto del wrestling sta vivendo.
Nella stanza macchiata del sangue della WWE, l’uomo con il coltello stretto in pugno non può che essere quello che in passato, nelle stesse mani, stringeva saldamente il timone: l’artefice del tentato omicidio della federazione è Vince McMahon.

Non vorrei fare semplice sensazionalismo con questa frase, ma vorrei invitarvi a una riflessione.
Ormai i rumors, le notizie, ma anche i fatti che ci fanno intendere questa scomoda verità, sono troppi. E lo show andato in onda ieri sera dall’Arabia Saudita ci ha consegnato un’ulteriore conferma di ciò che sto per scrivere: la dirigenza della WWE non ha più rispetto per i suoi atleti, per il suo stesso prodotto. Se Vince McMahon è il colpevole, questa mancanza di rispetto è senza dubbio l’arma del delitto.

Uno dei più gravi problemi che la federazione ha dovuto affrontare negli ultimi anni è stato quello di dover creare nuovi volti riconoscibili per il proprio prodotto. Le ultime grandi creazioni della WWE sono state CM Punk e lo Shield, e dopo di loro c’è stato il deserto totale.
Eppure i talenti, il materiale umano su cui lavorare, di certo non mancava e non manca tutt’ora. Potrei passare minuti e minuti a scrivere nomi di Superstars che meriterebbero molta più considerazione, molto più spazio televisivo, nel panorama attuale degli show -soprattutto parlando di Main RosterNXT si è dimostrata una fucina incredibile di nuove leve, che sforna sistematicamente dei diamanti grezzi che la gestione degli show principali non ha saputo raffinare.
E qui arriva la prima grande prova della mancanza di rispetto nei confronti degli atleti: nonostante il grande lavoro svolto dai ragazzi dello show oro-nero, nonostante le idee eccellenti di Triple H e del suo staff per poter portare alla ribalta dei volti nuovi, Vince McMahon non guarda mai NXT, almeno non nella sua completezza. Non lo sto dicendo io, ma sono parole di Triple H (qui).
Seppure Vince dovesse guardare sprazzi del prodotto, possiamo essere d’accordo sul fatto che evidentemente quel piccolo brandello di luce sul mondo di NXT e sul miracolo che sta portando avanti da anni non basta al presidente per poter inserire in modo coerente gli atleti provenienti da quel brand nel circuito degli show maggiori , vi basti pensare quanti sono i wrestlers che si sono persi dopo il temuto passaggio.

Il buon Vince è comunque un adorabile vecchietto e potrebbe anche essere comprensibile la sua inadeguatezza nel proporre lottatori che hanno uno stile completamente diverso da quello a cui lui stesso ha abituato il pubblico negli anni d’oro della WWE. Almeno ci si aspetterebbe un attestato di stima per quelli che, invece, sono già nel roster principale e spendono sangue, lacrime e sudore per poter reggere i ritmi estenuanti degli impegni della federazione e cercare nel contempo di offrire uno spettacolo decente agli occhi del pubblico. E invece no.
Neppure questo è stato offerto dal presidente, che anzi si riportava essere davvero scontento dei lottatori attualmente presenti nella sua federazione. Ad inizio anno una notizia, qui riportata da noi, evidenziava come Vince provasse repulsione nei confronti di tutti i wrestlers presenti nel Main Roster, credendo fermamente che nessuno di loro sarebbe mai stato in grado di affermarsi come una vera Superstar.
Parole pesanti che andrebbero a confermare nuovamente il disprezzo del presidente per il suo stesso prodotto, o almeno per i suoi interpreti.

Arriviamo, infine, all’ultimo aspetto che voglio prendere in considerazione, che si ricollega direttamente al pay-per-view che è andato in scena ieri, Super Show-Down. La WWE è un’azienda, e come tale deve gestirsi non solo con coerenza narrativa -richiesta dal tipo di prodotto che si sta cercando di vendere, dato che la WWE non fabbrica pentole ma show di wrestling- ma naturalmente anche cercando di fatturare il più possibile per restare a galla e mantenere il suo ruolo di leadership mondiale. Eppure trovo molto irritante la prostituzione commerciale a cui il brand dei McMahon si sta prestando con questa serie di spettacoli in Arabia Saudita.
Ci sono in ballo diversi milioni e un accordo decennale, ma in questi show stiamo assistendo a delle aberrazioni infinite. Abbiamo visto l’uscita dal ritiro di Shawn Michaels, che in passato aveva creato un momento indimenticabile proprio con la storyline che lo conduceva all’abbandono del ring, momento non rovinato ma di certo macchiato dal suo ritorno a sorpresa; abbiamo visto lo scandalo che ha coinvolto la WWE per il fatto che in questi show la presenza delle Superstars femminili non è ben vista -a dir poco- e quindi la federazione ha deciso di lasciarle a casa in occasione di questi eventi, con tanti cari saluti alla facciata ripulita della Rivoluzione Femminile (anche in questo caso, non si tratta di rovinare tutto il processo di evoluzione della figura femminile nel wrestling, processo che la WWE ha saputo portare avanti molto bene per me, ma di macchiare il lavoro fatto fin ora per ragioni meramente economiche).

Infine, ieri sera abbiamo assistito al match, improbabile, tra The Undertaker e Goldberg. Questo incontro sarebbe stato un vero e proprio Dream Match, se solo fosse avvenuto una decina di anni fa. Ormai il treno è passato per i due, gli anni si fanno sentire pesantemente sui loro corpi così come gli acciacchi di carriera. In barba a tutto ciò, la federazione li ha messi su un ring per dare il contentino agli arabi, la cui organizzazione sgancia fior fior di soldi per vedere eventi “storici”. Inutile dire che, come mi aspettavo, lo spettacolo offerto dai due è stato indegno: un match lento durato meno delle entrate stesse dei due atleti coinvolti. Ma mai mi sarei aspettato che l’incontro sarebbe stato un pericolo vero e proprio per la salute di entrambi gli atleti: gli errori di esecuzione delle mosse da parte di Taker e Goldberg potevano costare molto ai due, con Bill che ne è uscito comunque con la testa spaccata e sanguinante. E pensare che il Dead Man poteva uscirne ancora peggio, con il collo rotto, per  la pessima Jackhammer del suo avversario.
Mi sembra superfluo aggiungere che in questo caso tutta la responsabilità non deve essere scaricata sulla WWE, giacchè gli atleti stessi hanno accettato l’incontro e stava a loro metterlo in scena nel modo più sicuro possibile per la salute reciproca. Nonostante ciò sento di prendere le distanze da una WWE che se la sente di mettere sul quadrato due atleti così avanti con l’età e il cui fisico non adempie più al dovere di un buon lottatore.

Tutto ciò mi porta a riaffermare con ancora più sicurezza che uno dei motivi per cui la WWE non sta certamente brillando negli ultimi anni è anche la poca professionalità e la mancanza di rispetto con cui conduce i suoi rapporti con le Superstars che essa stessa ingaggia.
E non voglio dilungarmi troppo, altrimenti potrei portarvi altri esempi eclatanti (come il trattamento pessimo riservato ai Revival negli show settimanali o la prigionia in cui è costretto Luke Harper in seguito alla sua richiesta di lasciare la federazione).
Ora la palla passa a voi, fatemi sapere se siete d’accordo su quanto ho scritto o se ritenete che la WWE non abbia assolutamente problemi simili attualmente.

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Francesco D'Agostino
Sono nato a Cassino, il 2 giugno 1997. Seguo la WWE con assiduità dal 2010 e i miei wrestler preferiti sono: CM Punk, Seth Rollins e Sasha Banks. Studio giurisprudenza e sono anche un appassionato di videogiochi, libri e fumetti.